Adeguamento catastale, a chi toccano le spese?

L'adeguamento dei dati catastali, obbligatoria in caso di vendita o di affitto di un immobile, comincia a diventare realtà per molti proprietari. Perché spesso, in Italia, le leggi cento volte annunciate non diventano mai norma effettiva. Ma questa volta sì e da luglio non si può fare altrimenti. I giornali sono pieni di lettere incredule: "ma davvero devo cambiare i dati catastali?". E qualcuno prova a far ricadere le spese sull'acquirente

Ricordiamo innanzitutto la normativa. Secondo l'articolo 19 del decreto legge 78/2010, in tema di trasferimenti immobiliari, bisogna modificare i dati catastali per gli immobili che hanno subito modifiche sostanziali, come ampliamenti, sopraelevazioni, parziali demolizioni. Un tipico caso, molto diffuso al nord Italia, è l'abitabilità della mansarda (vedi tutti i dettagli). Non rientrano le modifiche interne che non alterano la destinazione d'uso

Secondo diverse lettere giunte all'esperto del il sole 24 ore, alcuni acquirenti si sono trovati di fronte alla proposta, da parte del venditore, di dividere le spese dell'adeguamento. È legittimo?

Assolutamento no. L'adeguamento e le relative spese sono a carico di chi ha eseguito i lavori e perciò spettano esclusivamente al venditore. Allo stesso modo spettano solo a lui le eventuali grane, perché non tutte le modifiche effettuate sono aggiornabili: alcune, infatti, possono essere giudicate abusi edilizi

Nel caso di una mansarda nel sottotetto, per esempio, il proprietario dovrà esibire anche il certificato di abitabilità. E lì cadono in molti, con la solita frase "non c'è nessun problema". Se non ha il certificato, il problema c'è, eccome

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