Anche i ricchi piangono: le banche svizzere costrette a vendere il patrimonio immobiliare

Chi è convinto che le banche svizzere navigano nell'oro e non hanno i problemi di liquidità di tanti istituti di credito nostrani, sarà costretto a ricredersi. Ubs e crédit suisse, due delle maggiori banche elvetiche, sono state costrette a vendere parte del loro patrimonio immobiliare. La ragione? la necessità di pagare gli accordi fiscali con alcuni stati europei e le probabili multe in arrivo dagli stati uniti

La crédit suisse ha già messo sul mercato beni per circa un miliardo di franchi. Tra le vendite più eclatanti, un lussuoso stabile in una delle strade più commerciali d'europa, bahnhofstrasse, ceduto al gruppo assicurativo francese axa per 350 milioni

A rivelare i retroscena delle compravendite è stata la stampa di zurigo, secondo la quale dietro le compravendite ci sono tre incertezze sul futuro delle banche. In primo luogo, una volta definiti gli accordi fiscali con regno unito, germania e austria, i due istituti di credito dovranno pagare dai 15 ai 30 miliardi di franchi come ritenuta alla fonte. A ciò si aggiungono le multe che a breve potrebbero arrivare dall'america per avere aiutato molti americani ad aggirare il fisco, nascondendo gli ingenti patrimoni nelle loro cassaforti. Senza dimenticare, infine, che la banca nazionale svizzera ha chiesto a ubs, ma in particolar modo, al credit suisse, di aumentare la todazione di fondi propri. Fondi propri che dovrebbero ammontare al 4% e che invece per entrambi gli istituti si situano al di sotto della media nazionale

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