Anticipo pensionistico, spunta il nodo tassi di mercato

Da maggio 2017 scatterà l’anticipo pensionistico e mentre si attendono i decreti attuativi si scopre che il costo dell’Ape dipenderà dai tassi di mercato. Ciò significa che più in là si farà la domanda, maggiore sarà il rischio di rate ventennali pesanti e quindi di assegni futuri bassi o di anticipo inferiore a quanto desiderato.

Come sottolineato dalla Repubblica, oltre agli ostacoli nella procedura, spunta il nodo tassi di mercato. Quel che si rischia è una corsa alle condizioni migliori, come se si trattasse di un mutuo.

Per anticipare la pensione con l’Ape è necessaria la sottoscrizione di due contratti: uno con la banca e l’altro con l’assicurazione (a copertura del rischio di premorienza). Tale sottoscrizione avverrà al tasso di mercato al momento della domanda, agganciato a parametri europei ancora da definire, proprio come i mutui legati a Irs e Euribor.

Per avere un’idea di quanto potrebbe pesare questo prestito, lo scorso novembre il governo aveva simulato scenari al 2, 5%, ma nel frattempo le condizioni sono cambiate e la situazione potrebbe peggiorare in corso d’anno. La Repubblica evidenzia il fatto che si tratta comunque di un tasso fisso, che quindi rimane quello per tutti e venti gli anni di restituzione del prestito, ma sottolinea anche che con l’inflazione che rialza la testa e le operazioni straordinarie della Bce avviate verso la fine, i tassi torneranno a crescere.

Con i tassi in aumento, a parità di condizioni, il lavoratore che fa domanda subito, ad esempio a maggio o giugno prossimo, con ogni probabilità otterrà condizioni migliori del collega che la inoltrerà sei mesi dopo, a fine 2017. In questo secondo caso, la decurtazione della futura pensione (caricata della rata di restituzione del prestito) diventerà più pesante. In alternativa dovrà anticipare la pensione per meno anni di quanto desiderato.

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