Cosa cambia con il referendum costituzionale

Il prossimo 4 dicembre gli italiani dovranno dare il proprio sì o il proprio no alla legge di Riforma Costituzionale già approvata dal Parlamento. Il referendum costituzionale, previsto dall’art. 138 della Costituzione italiana, servirà per confermare l’approvazione parlamentare. Le modifiche sulle quali sarà necessario pronunciarsi sono diverse.

Nella Riforma Costituzionale c’è:

- il superamento del bicameralismo paritario,

- la riduzione del numero dei parlamentari,

- il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni,

- l’abolizione del Consiglio nazionale per l’economia e il lavoro (Cnel),

- la revisione del Titolo V della Costituzione.

In merito a tale ultimo punto, con il referendum costituzionale si deciderà se far passare sotto la competenza esclusiva dello Stato delle materie che, attualmente, sono di legislazione concorrente tra Stato e Regioni.

Tra queste, ci sono il governo del territorio, l’ordinamento delle professioni, le infrastrutture strategiche, la sicurezza sul lavoro, la Protezione Civile, la ricerca tecnologica e la valorizzazione dei beni culturali ed ambientali.

Cosa succede se vince il sì

Abolizione bicameralismo perfetto: semplificazione dell’iter legislativo, con leggi di fatto approvate solo dalla Camera.

Modifica del titolo V: cambia la competenza a legiferare.

Con la vittoria del sì diventano di esclusiva legislazione statale l’ordinamento delle professioni e della comunicazione; le disposizioni generali e comuni sul governo del territorio, sistema nazionale e coordinamento della protezione civile; la produzione, trasporto e distribuzione nazionali dell’energia; le infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto e di navigazione di interesse nazionale e relative norme di sicurezza; porti e aeroporti civili, di interesse nazionale e internazionale; tutela e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici; ambiente ed ecosistema; ordinamento sportivo; disposizioni generali e comuni sulle attività culturali e sul turismo; disposizioni generali e comuni sull’istruzione; ordinamento scolastico; istruzione universitaria e programmazione strategica della ricerca scientifica e tecnologica; previdenza sociale, ivi compresa la previdenza complementare e integrativa; tutela e sicurezza del lavoro; politiche attive del lavoro; disposizioni generali e comuni sull’istruzione e formazione professionale.

Spetterà alle Regioni la potestà legislativa, tra le altre cose, in materia di pianificazione del territorio regionale e mobilità al suo interno; promozione dello sviluppo economico locale e organizzazione in ambito regionale dei servizi alle imprese e della formazione professionale; disciplina, per quanto di interesse regionale, delle attività culturali, della promozione dei beni ambientali, culturali e paesaggistici; valorizzazione e organizzazione regionale del turismo.

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