Dalla Francia a Barcellona, maggiori tasse sulle case sfitte

Un vento soffia dalla Francia a Barcellona che comincia a distinguere a livello fiscale le case sfitte da quelle locate. La Catalogna ha infatti approvato, su modello francese, una nuova legge che pesa maggiormente sulle abitazioni vuote, per stimolare il mercato degli affitti e renderlo più dinamico ed equo


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La nuova imposta, che la regione autonoma inserisce nella legge di accompagnamento alla finanziaria 2013, si applicherà solo alle persone giuridiche e non ai privati, colpendo in questo modo le banche che in Spagna possiedono la fetta maggiore del mercato immobiliare. In Catalogna ci sono 80.000 case nuove sfitte, delle quali solo fra le 900 e le 1.100 di edilizia pubblica. Questa misura dovrebbe spingere gli istituti bancari a immettere sul mercato gli alloggi e far scendere allo stesso tempo i prezzi

Il paradosso spagnolo è infatti quello della coesistenza di molte case in mano alle banche, chiuse e inutilizzate, e di un accesso alla casa difficile per i giovani e le famiglie in difficoltà. Poche settimane fa l'Andalusia, sempre per far fronte a questa assurdità, ha approvato l'esproprio temporaneo degli immobili delle banche da destinare all'affitto sociale

La situazione in Italia

L’Imu ha assorbito l’irpef sui redditi fondiari, non solo l’Ici. Una semplificazione fiscale condivisibile, ma che ha prodotto il paradosso che le case sfitte non pagano più un’irpef maggiorata: è stato rimosso il disincentivo fiscale per i proprietari di immobili non abitati, per cui favorito è il mercato degli affitti in nero, a meno che i sindaci non abbiano, nella propria autonomia, definito aliquote premiali per le seconde case locate, in particolare quelle a canone concordato, o aliquote più elevate per le case sfitte

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