Istat, in Italia cresce la disuguaglianza tra le classi sociali e 7 giovani su 10 rimangono a casa

E’ una fotografia che rallegra poco quella dell’Italia scattata dall’Istat nel Rapporto annuale 2017 - La situazione del Paese. Ad emergere è un deciso aumento delle disuguaglianze tra le classi sociali, con una netta predominanza di impiegati e pensionati e con una particolare crescita dell’occupazione a bassa qualificazione. Per non parlare dei giovani: sette su dieci rimangono a casa con i genitori.

La mappa socio-economica dell’Italia è stata tracciata dividendo il Paese in nove gruppi in base al reddito, al titolo di studio, alla cittadinanza. I due sottoinsiemi più numerosi sono quelli delle “famiglie di impiegati”, appartenenti alla fascia benestante (4, 6 milioni di nuclei per un totale di 12, 2 milioni di persone), e delle “famiglie degli operai in pensione”, fascia a reddito medio (5, 8 milioni per un totale di oltre 10, 5 milioni di persone).

Secondo quanto rilevato dall’Istat, il gruppo più svantaggiato economicamente è quello delle “famiglie a basso reddito con stranieri” (1, 8 milioni pari a 4, 7 milioni di persone), seguono le “famiglie a basso reddito di soli italiani” (1, 9 milioni che comprendono 8, 3 milioni di soggetti), le meno numerose “famiglie tradizionali della provincia” e il gruppo che riunisce “anziane sole e giovani disoccupati”.

A reddito medio sono invece considerate oltre alle famiglie di operai in pensione, quelle di “giovani blu collar” (2, 9 milioni, pari a 6, 2 milioni di persone). Nell’area dei benestanti, l’Istat inserisce oltre alle “famiglie di impiegati”, quelle etichettate “pensioni d’argento” (2, 4 milioni, per 5, 2 milioni di persone). La più ricca è la “classe dirigente” (1, 8 milioni di famiglie, pari a 4, 6 milioni di persone).

Crescono le disuguaglianze sociali, in particolare “la diseguaglianza sociale non è più solo la distanza tra le diverse classi, ma la composizione stessa delle classi”. Secondo l’Istat, “la crescente complessità del mondo del lavoro attuale ha fatto aumentare le diversità non solo tra le professioni, ma anche all’interno degli stessi ruoli professionali, acuendo le diseguaglianze tra classi sociali e all'interno di esse”.

Il rapporto ha poi evidenziato che quasi sette giovani under35 su dieci vivono ancora nella famiglia di origine. Nel 2016 i 15-34enni rimasti a casa dei genitori sono stati il 68, 1% dei coetanei, corrispondenti a 8, 6 milioni di individui.

Un altro dato interessante è quello che evidenzia come in Italia nel 2016 sono state registrate circa 3 milioni 590 mila famiglie senza redditi da lavoro, ovvero senza occupati o pensionati da lavoro, le cui entrate provengono da rendite diverse, affitti, o aiuti sociali. Si tratta del 13, 9% del totale, con la percentuale più alta registrata nel Mezzogiorno (22, 2%).

Lo studio ha poi messo in luce il fatto che l’Italia è un Paese sempre più vecchio: al primo gennaio 2017 la quota di individui di 65 anni e più ha raggiunto il 22%, collocando il nostro Paese al livello più alto nell’Unione Europea e “tra quelli a più elevato invecchiamento al mondo”. Sono in 13, 5 milioni gli italiani che hanno più di 65 anni; gli ultraottantenni sono 4, 1 milioni.

La spesa per consumi delle famiglie ricche, della “classe dirigente”, è più che doppia rispetto a quella delle famiglie a basso reddito con stranieri. Per le prime sono stati rilevati esborsi mensili pari a 3.810 euro, contro i 1.697 delle fascia più svantaggiata economicamente. Una differenza che si riflette sulle opportunità, ne consegue che “i giovani con professioni qualificate sono il 7, 4% nelle famiglie a basso reddito con stranieri e il 63, 1% nella classe dirigente”. Persiste, inoltre, il dualismo territoriale: nel Mezzogiorno sono più presenti gruppi sociali con profili meno agiati.

Sul fronte stranieri, sono 5 milioni gli stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2017, e prevalentemente vivono al Centro-nord. La collettività rumena è la più numerosa (quasi il 23% degli stranieri in Italia), seguono i cittadini albanesi (9, 3%) e quelli marocchini (8, 7%). Nel 2016 l’incremento degli stranieri residenti è stato però modesto, 2.500 in più rispetto all’anno precedente, questo soprattutto in seguito all’aumento delle acquisizioni di cittadinanza (178mila nel 2015).

Per quanto riguarda i lavori di casa, le casalinghe “con il loro lavoro producono beni e servizi per 49 ore a settimana”. Prendendo in considerazione gli occupati, ovvero quanti svolgono sia il lavoro retribuito che familiare, le donne superano le 57 ore mentre gli uomini le 51.

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