La ricetta per far ripartire l'Italia? Combattere la disuguaglianza

Non sarà forse l’unico motivo che può spiegare i problemi del nostro Paese, ma di certo è una delle ragioni principali. L’Italia è, insieme al Portogallo, il Paese meno equo tra quelli sviluppati. A rivelarlo è un report di Morgan Stanley dello scorso anno. Seguono la Grecia, la Spagna e gli Stati Uniti.

Non si tratta solo di un problema di giustizia sociale. Lo stesso Fondo Monetario Internazionale, infatti, ha affermato che l’uguaglianza accelera la crescita di un Paese: una crescita del reddito del 20% più ricco della popolazione di uno Stato fa scendere il Pil, mentre una crescita del reddito del 20% più povero lo fa salire. Ecco, dunque, spiegato perché rimaniamo fermi.

Come sottolineato da Linkiesta, che ha preso in esame il report, la lunga stagnazione in cui è caduta l’Italia è riuscita a togliere a chi già aveva poco, a impoverire la classe media, a discriminare ciò che un tempo non era discriminato. E questo è accaduto anche in Portogallo, Spagna e Grecia. Sono questi i quattro Paesi presi come simbolo della disuguaglianza, almeno nell’occidente sviluppato.

Il report di Morgan Stanley ha analizzato molteplici aspetti, evidenziando di conseguenza gli aspetti positivi e quelli negativi. Nel dettaglio, per quanto riguarda il nostro Paese, è emerso un basso indebitamento individuale, una sanità pubblica di buona qualità e alla portata di tutti e una differenza negli stipendi tra maschi e femmine non elevata come altrove.

Ma c’è anche l’altro lato della medaglia. Ecco, dunque, un coefficiente di Gini (misura della disuguaglianza) molto e sempre più alto, una percentuale di giovani che non studiano e non lavorano seconda solo a quella di Grecia e Spagna e un digital divide superato in peggio solo da Grecia, Portogallo e Polonia. Preoccupante è anche la decrescita dei salari reali nel corso del decennio e la disoccupazione di chi ha un educazione superiore.

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