Oxfam, anche i fondi per i progetti di sviluppo finiscono nei paradisi fiscali

Oltre tre quarti delle società che beneficiano delle risorse delle istituzioni internazionali per progetti di sviluppo in Africa e nel Sud del mondo finiscono per ricorrere ai paradisi fiscali. Una denuncia che lascia a bocca aperta e che arriva sulla scia dello scandalo Panama Papers. A lanciarla Oxfam, al termine degli Spring meetings del Fondo monetario internazionale e della Banca Mondiale.

Secondo i calcoli dell’associazione no profit, parcheggiati in società offshore vi sono 7, 6 trilioni di dollari, cioè circa 7600 miliardi. Winnie Byanyima, uno dei responsabili di Oxfam, ha affermato: “Di 68 società che hanno ricevuto fondi, 51 utilizzano i paradisi fiscali”.

I ricercatori di Oxfam sono arrivati a questi dati concentrandosi sui prestiti erogati nel quadro di un programma denominato International finance corporations (Ifc). Secondo quanto emerso dalla ricerca, tra il 2010 e il 2015 il volume di investimenti a beneficio di società che utilizzano paradisi fiscali è più che raddoppiato, passando da un miliardo e 200 milioni di dollari a due miliardi e 870 milioni.

Lo studio ha evidenziato che nel 40% dei casi le pratiche elusive coinvolgevano i paradisi dell’Oceano indiano, da dove i fondi sarebbero spesso ritornati nei Paesi africani sotto forma di investimenti esteri diretti, in modo da beneficiare di esenzioni o aliquote di estremo vantaggio.

Secondo altri dati diffusi sempre da Oxfam, le cinquanta più grandi compagnie Usa, tra il 2008 e il 2014, hanno messo al riparo oltre 1000 miliardi di dollari e hanno usato più di 1600 filiali in paradisi fiscali per evitare di pagare miliardi di dollari di tasse ogni anno. L’indagine ha mostrato che l’evasione e l’elusione fiscale costa agli Usa 100 miliardi di dollari ogni anno, un gap che un contribuente americano medio deve coprire con un extra di 760 dollari. Ma non solo.

Oxfam ha fatto sapere anche che queste stesse “top companies” Usa ricevono aiuti federali e garanzie sui prestiti. Circa 27 dollari in prestiti per ogni euro pagato come tassa federale. A fronte di profitti per circa 4000 miliardi di dollari, sempre nel periodo che va dal 2008 e al 2014, hanno pagato un indice fiscale effettivo medio del 26, 5%, al di sotto di quello medio di un lavoratore americano (31, 5%).

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