Perché gli uffici trainano il mercato immobiliare non residenziale

Nel primo trimestre 2019 il mercato non residenziale ha fatto registrare volumi superiori a un anno fa. Per il Gruppo API, il segmento uffici rappresenta oltre il 50% del settore.

Secondo il report, infatti, nei primi tre mesi del 2019 si è evidenziata una crescita rispetto allo stesso periodo del 2018 (volumi di poco superiori a 1, 7 miliardi di euro). Permane l’interesse degli operatori per il mercato italiano con volumi di investimento in linea con la media degli ultimi 5 anni, malgrado alcuni evidenti segnali di incertezza legati alla valutazione del rischio Paese da parte degli investitori esteri.

Il segmento Uffici, con 975 milioni di euro di investimenti, pari al 57% del totale, rimane il comparto più attrattivo, con Milano che si conferma come la prima piazza con l’82% degli investimenti totali. Roma ha invece visto ridursi sensibilmente gli investimenti, per un totale di poco superiore agli 150 milioni di euro. Il settore continua a registrare una compressione dei rendimenti che si attestano intorno al 3, 5% netto per Milano e al 4% netto per Roma.

Il segmento Retail ha invece registrato, nel corso del trimestre, una battuta di arresto, con circa 168 milioni di euro investiti (rispetto ai 600 milioni circa del Q1 2018). Le crescite più importanti sono state registrate nei segmenti della Logistica e degli Hotel. La Logistica conferma l’interesse generato, soprattutto, per immobili di grade A e da parte di operatori dell’e-commerce.

I volumi di investimento, poco inferiori a 134 milioni di euro (+41% rispetto al Q1 2018), si sono concentrati soprattutto nel nord ovest. Il mercato degli Hotel ha rappresentato invece oltre il 23% degli investimenti nel periodo, un dato incoraggiante anche in vista di ulteriori importanti operazioni previste per i prossimi trimestri.

In termini di distribuzione geografica il mercato risulta ancora fortemente polarizzato, con Milano che attrae oltre il 56% dei volumi investiti (970, 6 milioni). Segue Roma con 177, 5 milioni di euro.

Per il sesto anno consecutivo sono ancora gli operatori stranieri a dominare la scena, rappresentando oltre il 70% del volume delle transazioni (di cui poco meno della metà di origine europea).

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