Quando gli Stati Uniti controllano il frigorifero: l’attività di spionaggio arriverà anche nelle nostre case intelligenti?

Tra pochi anni la nostra casa non sarà solo il luogo nel quale, dopo una dura giornata di lavoro, poter riposarsi sedendosi comodamente sul divano. L'abitazione del futuro sarà talmente tecnologica, che il termostato, il tostapane, il frigorifero, la lavatrice, il computer, il telefono cellulare e l'auto saranno tutti connessi a internet. Non sarà solo un luogo accogliente, saprà anche avvertire su quando è arrivato il momento di recarsi al supermercato per fare rifornimento

E sarà una rivoluzione che soddisferà tutti: il proprietario di casa, perché l'abitazione si trasformerà nell'amico più fedele; le imprese come apple, google e samsung, felici di avere un nuovo mercato; le società di telecomunicazione, che dovranno consentire la connessione. Ma attenzione, perché in vista di ciò qualcun'altro si sta sfregando le mani: le agenzie di spionaggio

Nel 2013 abbiamo appreso che l'agenzia nazionale di sicurezza statunitense, la celebre nsa, ha spiato i dati di microsoft, facebook, yahoo, google, skype e youtube. Un fatto di cui non saremmo mai venuti a conoscenza se un ex tecnico della cia, edward snowden, non avesse deciso di informare il mondo su tutti i dettagli di questo scandalo. Ma se tutti i nostri dispositivi potranno connettersi alla rete, questo vuol dire che anche le “spie” faranno in modo di carpire tutte le informazioni che si trovano nelle nostre case?

Nel 2012, l’allora direttore della cia, david petraeus, si è mostrato entusiasta per la quantità di informazioni relative alle nostre abitudini di vita offerte dalla possibilità di connessione: “gli elementi di interesse verranno localizzati, identificati, monitorati e controllati dai mezzi tecnologici, come l’identificazione attraverso radiofrequenza, i sensori, i server e i raccoglitori di energia”. Petraeus ha affermato che le case intelligenti rappresentano un grande potenziale per le agenzie

Un recente studio del pew research center ha raccolto le opinioni di 1.606 esperti sulla connessione delle cose. Molti hanno mostrato una profonda preoccupazione per i problemi di privacy che potrebbero nascere dal fatto che siamo tutti collegati. La nostra automobile o il nostro tostapane diventeranno potenziali fonti di dati sui nostri comportamenti?

Peter r. Jacoby, professore dell’università di san diego, in una relazione ha affermato che nel 2025 tutti noi avremo di fatto rinunciato alla nostra privacy: “la connessione delle cose ci chiederà – e noi la daremo volentieri – la nostra anima”. Andrew chen, professore dell’università del minnesota, ha detto: “il pericolo sarà la perdita della privacy e il fatto che le persone verranno ridotte a numeri: è il lato oscuro di essere quantificati”. Dall’altro lato, david 'doc' searls, dell’università di harvard, difende il fatto che le informazioni condivise potranno essere personali e private come lo sono oggi le nostre case

In ogni caso, si sta prendendo in considerazione l’ipotesi di formulare nuove leggi in grado di garantire nel miglior modo possibile la nostra privacy. Qualche tempo fa, un consigliere delegato della ford, alan mulally, ha chiesto nuove regole in modo da rendere tutti più protetti: “le nostre case, le nostre auto, tutto sarà presto su internet. Presto sarà possibile connettere ogni cosa. Quali regole seguire?”

Mulally non è il solo a porsi il problema della sicurezza. In uno studio pubblicato da lightspeed gmi, la maggior parte degli intervistati (di 11 paesi differenti) ritiene molto probabile che nei prossimi mesi sarà possibile connettere ogni cosa delle nostre abitazioni. Il 70% degli intervistati ha affermato, inoltre, di essere “molto preoccupato” o “abbastanza preoccupato” in merito alla possibile violazione dei propri dati

Nel 2015, secondo uno studio della società di consulenza gartner, più di 4.900 milioni di dispositivi saranno connessi grazie a internet, il 30% in più rispetto al 2014. Cifra che crescerà nei prossimi anni. In un recente incontro avvenuto alle mauritius, gli esperti sulla privacy di tutto il mondo (compresi i dirigenti di facebook, microsoft e google) hanno discusso in merito alle conseguenze negative dell’internet delle cose. Hanno poi pubblicato un documento nel quale hanno affermato che l’opportunità di connettere i dispositivi renderà possibile rivelare dettagli personali relativi anche a quante volte si entra e si esce da casa

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