Quando il Bronx era una “zona di guerra”: la selvaggia New York degli anni ’70

La New York che tutti noi conosciamo è una sorta di Disneyland. Ma non è stata sempre così. Negli Anni ‘70 e ‘80 la Grande Mela era più simile al selvaggio West che a un parco di divertimenti. E il posto peggiore era il Bronx, il cui nome è tuttora utilizzato per apostrofare qualsiasi quartiere povero, ai margini e pericoloso.

Il destino di quest’area è cambiato alla fine degli Anni ‘60, quando i lavoratori che vivevano lì sono stati spostati in altri quartieri della classe media, le case hanno subito un abbassamento dei prezzi e la zona è diventata rifugio di criminalità, droga e bande di strada.

Prima del significativo calo dei prezzi delle case, la paura di veder crollare il valore degli immobili ha spinto molti proprietari ad assoldare dei piromani per dar fuoco alle abitazioni e intascare i soldi delle assicurazioni. Secondo le statistiche ufficiali, il 40% delle proprietà del South Bronx è stato avvolto dalle fiamme.

Nessuno voleva investire nel Bronx, per tale ragione per decenni il quartiere è sembrato più una zona di guerra che un distretto della capitale finanziaria del mondo.

Questo è esattamente ciò che raccoglie la mostra “In the South Bronx of America”, un reportage per immagini del fotografo Mel Rosenthal sulla miseria e sulle rovine di un quartiere che, nonostante i miglioramenti, oggi rimane uno dei più pericolosi del pianeta, con una media di 120 crimini al giorno.

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