Servizi immobiliari: in Italia il settore vale 40 milioni, ma è ancora "artigianale

L'ultima analisi di Scenari Immobiliari conferma la centralità del settore dei servizi immobiliari all'interno dello scenario economico generale, con un peso sul Pil pari all'11, 8%. Il fatturato annuo sfiora i 40 milioni (37), per 240mila imprese e 30mila addetti coinvolti. Nonostante ciò, resta, a confronto di altri Paesi europei, fondamentalmente "artigianale".

Un caso simile a quello italiano è rappresentato dalla Spagna, dove si è registrata una forte crescita del settore dei servizi, che vent’anni fa rappresentavano poco più del cinque per cento dell’intero sistema produttivo, mentre oggi superano l’undici per cento. Anche nel caso spagnolo il settore delle costruzioni ha visto nello stesso periodo un netto ridimensionamento, scendendo dal 9, 3 per cento del 1995 al 5, 5 per cento attuale. In Francia il settore delle costruzioni ha mantenuto un peso stabile, di poco superiore al cinque per cento, mentre i servizi immobiliari hanno registrato un lieve aumento, in linea con il resto d’Europa

Il fatturato dei servizi immobiliari nei cinque principali Paesi europei è stimato in circa 367 miliardi di euro, con Regno Unito e Germania che costituiscono i due mercati più importanti, mentre l’Italia risulta ancora in una posizione arretrata, con un mercato superiore solo a quello della Spagna. Le dimensioni di Italia e Spagna sono limitate anche quando consideriamo il fatturato per occupato, evidenziando una scarsa efficienza del settore. I mercati più efficienti sono quello tedesco, con 270mila euro per occupato, e quello francese, con 256mila euro per occupato. Il Regno Unito segue a breve distanza, ma sempre con un fatturato pro-capite superiore ai 215mila euro, mentre Italia e Spagna si attestano attorno ai 125mila euro.

Nel settore dei servizi immobiliari i cinque Paesi oggetto dell’analisi contano oltre 930mila imprese, per un totale di 1, 7 milioni di addetti diretti, pari all’1, 3 per cento della forza lavoro totale. L’Italia è il Paese con la maggior frammentazione delle imprese, con una media di 1, 3 addetti a società, appena al di sotto di Spagna, Francia e Germania. La situazione italiana deriva da una minore strutturazione del settore, con la presenza di molte società individuali o a conduzione familiare. Lo scenario competitivo porterà a una progressiva diminuzione del peso di tali società, che rispetto alle imprese più strutturate faticano a introdurre innovazioni, sia di prodotto che di processo.

“Mentre nel Regno Unito, in Germania e in Francia - ha dichiarato Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari - il percorso verso la professionalizzazione nella gestione dei patrimoni immobiliari è già avviato da tempo, in Italia il settore risulta ancora ‘artigianale’, con una diffusa presenza di società di dimensioni limitate e poco specializzate, spesso nate come studi professionali poi evolute e adattate al mondo dei servizi. Serve una nuova fase di ‘industrializzazione’ del settore che porti le società a raggiungere una necessaria massa critica e sviluppare economie di scala. Oggi, inoltre, è sempre più importante portare l’evoluzione tecnologica nel mondo dei servizi immobiliari, poichè non è più possibile gestire grandi patrimoni con software tradizionali ma occorrono sistemi di analisi e supporto alle decisioni sempre più complessi e adatti alle nuove esigenze”.

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